Riflessione su “Il sommo Re” de “Le cronache di Prydain” di Lloyd Alexander

LIBRI

Cari lettori,
oggi parleremo dell’ultimo capitolo della saga de “Le cronache di Prydain” di Lloyd Alexander, “Il sommo Re”.

Taran e Gurgi ritornano a Caer Dallben dopo un lungo viaggio intrapreso alla ricerca delle origini di Taran. L’atmosfera gioiosa della rimpatriata è però subito offuscata da un cupo evento: il bardo Flewddur Flam sopraggiunge portandosi appresso Gwydion, principe di Don, gravemente ferito in un’imboscata del perfido re Arawn e derubato della portentosa spada Dyrnwyn. La grave perdita della mitica arma getta nello sconforto i protagonisti. Dopo aver liberato Cantrev Cadiffor e re Smoit, detronizzato e imprigionato da Magg, scagnozzo di Arawn, si precipitano a Caer Dathyl, la grande fortezza dei figli di Don dove il sommo re Math, figlio di Mathonwy, sta organizzando le proprie forze per l’imminente e impari scontro con Arawn. Taran, in virtù della propria buona volontà e fedeltà, viene inviato tra i liberi Commot per reclutare combattenti in vista della guerra. La spedizione ha successo, ma è funestata dalla morte di Annlaw, il modellatore di argilla, amico di Taran, ucciso da briganti alleati di Arawn. Ritornato a Caer Dathyl alla testa dei guerrieri Commot, Taran vi ritrova riuniti gran parte dei signori dei Cantrev di Prydain, in trepidante attesa del più potente dei vassalli di Math, re Pryderi, il quale comanda l’esercito più numeroso di tutta Prydain. Al suo arrivo però Pryderi, con grande sgomento di tutti, annuncia di voler tradire i figli di Don e passare dalla parte di Arawn, e sfruttarne l’alleanza per sgominare successivamente anche lui e diventare infine il dominatore assoluto di Prydain ristabilendo la pace una volta per tutte. Dopo aver sostenuto un durissimo assalto da parte dell’enorme esercito di Pryderi, i difensori si ritrovano a dover affrontare una minaccia ancor più temibile, i figli del Calderone, ai quali infine soccombono. Re Math viene ucciso in un ultimo, eroico tentativo di resistenza e Caer Dathyl viene conquistata e distrutta; Taran, assieme a Gwydion, Eilonwy, Gurgi, Flewddur Flam, Coll e pochi altri superstiti delle truppe lealiste, riesce a fuggire fortunosamente; sotto la guida di Gwydion, viene deciso un duplice e disperato contrattacco alla fortezza di Annuvin, rimasta sguarnita. Nel frattempo Caer Dallben viene assalita da Pryderi, determinato ad impadronirsi del Libro del Tre ivi custodito, per ordine di Arawn. Dallben però mette in fuga i soldati grazie ai propri incantesimi; rimasto solo, Pryderi persegue nella propria opera, nonostante gli avvertimenti del mago e muore all’istante non appena sfiora il libro magico. Dopo una marcia estenuante in pieno inverno e infinite peripezie e stenti, Taran e i suoi compagni giungono alle soglie di Annuvin, che sta già venendo attaccata dalle truppe di Gwydion. Eppure la sconfitta sembra prossima allorché sopraggiungono i temuti e invincibili figli del Calderone. Dopo essere scampato alla morte in un crepaccio grazie all’insperato aiuto di Gwithaint che egli aveva salvato tempo prima, Taran, incalzato da un guerriero non-morto, raggiunge la cima del Monte Drago, dove trova fortunosamente nascosta la spada Dyrnwyn, che usa tempestivamente per uccidere l’assalitore. Con esso, anche tutti gli altri figli del Calderone cadono morti, liberati dall’incantesimo. Mentre l’assalto volge per il meglio, Taran, inoltratosi nella fortezza, subisce un tentativo di raggiro da parte di Arawn, mascheratosi sotto le sembianze fallaci di Gwydion. Il giovane intuisce l’inganno e Arawn si dilegua; nel castello i protagonisti assistono anche all’orrenda fine di Magg, oramai folle e convinto di potersi sostituire ad Arawn. È infine Achren, l’incantatrice un tempo malvagia ed ora passata dalla parte del bene, a ingaggiare l’ultimo scontro con Arawn, quest’ultimo sotto forma di serpente, venendone uccisa; è quindi Taran a decapitarlo con Dyrnwyn, sancendone la disfatta definitiva. Alla fine i figlia di Don partono facendo scomparire la magia da Prydain; Taran deve dire addio a tutti i propri amici, tranne che a Eilonwy, la quale decide di rimanere al suo fianco come sposa. Il ragazzo viene dunque a sapere delle proprie origini di orfano, figlio di ignoti; trovato su un campo di battaglia da Dallben, viene dunque individuato come il designato da un profezia che vedeva un bambino “che non appartenesse a ceto alcuno” diventare in futuro re di Prydain. Taran accetta così l’incarico di Sommo Re e di impegnarsi nell’arduo compito di riportare pace e prosperità nella propria terra.

Sicuramente una bella conclusione della saga, strettamente collegato a tutti gli altri capitoli, ma evidentemente una sorta di seconda parte del libro precedente. Ancora una volta, vengono trattati temi sicuramente non scontati, solo mascherati dalla storia. Molto bene, come al solito, la personalizzazione psicologica dei personaggi, così come la scrittura, descrittiva ed introspettiva. Il finale è stato fin troppo clicheoso e tolkeniano, quasi un copia e incolla, invero. In definitiva, si tratta di una saga interessante, un romanzo di formazione con tanti punti filosofici, un fantasy quasi per bambini, dal punto di vista della storia, ma che lascia tantissimi contenuti al lettore.

BL

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