Riflessione su “La settima piaga” di James Rollins

LIBRI

Cari lettori,
parliamo nuovamente di James Rollins con il suo “La settima piaga”.

L’antefatto è ambientato nell’anno 1324 a.c. Una sacerdotessa egizia, custode di un segreto importante per l’intera umanità, si lascia rinchiudere in una tomba scavata nella roccia e riproducente un corpo umano. Ella è l’ultima custode a farsi murare e bruciare in questo modo, dopo aver seguito un cammino di mummificazione in vita. Il suo posto d’onore è una nicchia ricavata proprio nel cuore di quel corpo umano. Tornando ai giorni d’oggi, il ritrovamento del corpo del professor Harold McCabe, scomparso in Sudan durante le sue ricerche sull’antico Egitto, desta sconcertanti domande su come sembri mummificato ancora da vivo. Ma aprendone il cranio, i medici trovano un cervello luminescente, dal quale però si spigiona un virus letale che si diffonde inesorabilmente. E’ coinvolta anche una vecchia amica di Painter Crowe, Safia al-Maaz, esperta egittologa del British Museum di Londra, che viene rapita e per salvare la quale, Painter con Kate Bryant si recherà al Polo Nord, alla stazione Aurora. Qui scoprirà che il figlio del prof. McCabe, Rory, è complice del rapimento di Safia e che è in atto un progetto di utilizzare quel virus secondo una esasperata lettura del diario di Nikola Tesla. Nel frattempo il resto della Sigma, guidata da Grayson Pierce e con la figlia del prof. McCabe, concentra le proprie ricerche in Africa, trovando una misteriosa ricostruzione del corpo umano scavata nella roccia e dove evidentemente c’è la cura per l’epidemia in corso.

Difficilmente Rollins delude. E’ uno scrittore affidabile. Ho letto quasi tutti i libri tradotti in Italia di lui e posso dire che è uno dei miei scrittori preferiti. Però, se devo essere completamente sincero, questa saga della Sigma Force non mi convince del tutto. Al di là della storia, sempre ben architettata tramite una serie di trame ben inserite nel contesto. Al di là dei personaggi, sempre perfetti dal punto di vista della caratterizzazione psicologica. Al di là dell’ambientazione, sempre ben descritta, grazie soprattutto ad una scrittura scorrevole, abbastanza diretta e per niente prolissa. Al di là anche della perfetta verosimiglianza della capacità di Rollins di creare un qualcosa di nuovo tramite dati storici e scientifici reali (in tal senso, imparo sempre tanto dai suoi libri). Quello che non va però è il ritmo, molto più lento rispetto al suo solito, e tante cose sono confusionarie, come le motivazioni dei cattivi, senza dimenticare la ripetitività di alcune scene o, comunque, di situazioni. Sinceramente, lo preferisco nei libri singoli e non nelle saghe, però, in generale, rimane un ottimo libro, da leggere per gli amanti di questo scrittore o anche solo per chi vuole passare del tempo catapultandosi in una bella storia senza grandi pretese.

BL

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