Riflessione su “In mare aperto” di Clive Cussler

LIBRI

Cari lettori,
oggi parleremo di nuovo di Clive Cussler con il suo “In mare aperto”.

Sul transatlantico britannico Mauretania, partito dall’Inghilterra e diretto verso gli Stati Uniti, viaggiano due scienziati europei artefici di una sensazionale scoperta, che nascondono nel timore di vederla cadere nelle mani sbagliate. A conferma delle loro peggiori paure, durante il viaggio i due rischiano di essere rapiti, ma l’intervento provvidenziale dell’intrepido capo della Van Dorn Detective Agency in persona, Isaac Bell, li salva. Gli assalitori però non si danno per vinti, e in un secondo attacco uno dei due scienziati perde tragicamente la vita. Isaac Bell si ritroverà coinvolto in una schermaglia letale contro un agente segreto senza scrupoli che non si fermerà davanti a niente pur di fornire ai tedeschi un vantaggio nella strada che porterà alla guerra. Il detective dovrà scoprire l’identità e gli obiettivi di quest’uomo nel disperato tentativo di fermarne l’opera.

Allora, ci sono davvero tante cose da dire. Partiamo dalla base: ormai Cussler è diventato estremamente commerciale. Questa può essere una sentenza, ma d’altronde è la verità. Adoro Cussler, è uno dei miei scrittori preferiti, ma ormai vedo peggioramenti in ogni libro che leggo. Sarà, forse, perché ormai non ha più nulla da esprimere. Sarà, forse, perché ha già dimostrato tutta la sua fantasia, coadiuvata da un’ottima capacità di scrittura, che rimane sempre di ottimo livello. Ma ciò che non funziona più sono proprio le storie, le trame, i personaggi. Insomma, non funzionano le cose più importanti. Sapete la mia idea in merito alle sue saghe. Questa, sicuramente ben caratterizzata dal punto di vista storico-culturale, presenta una sorta di Sherlock Holmes improponibile. Senza dimenticare, ovviamente, quella solita tendenza a riuscire a cavarsela sempre, comunque e dovunque, che, a volte, comincia davvero a stancare perché assolutamente inverosimile. Certo, sicuramente meglio dei Numa Files e delle Fargo Adventures, ma continua ad essere palese quella tendenza ad assomigliare troppo al deus ex machina, rappresentato dalle Dirk Pitt Adventures, che scade nella ripetitività e in una monotonia monotematica, solo in parte spazzata via dai soliti ritmi forsennati e dall’azione propendente. Si può leggere, ma scordatevi i capolavori di Cussler.

BL

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